Plastica: soffoca i nostri mari e mette a rischio la nostra salute!

La plastica fa parte della nostra vita quotidiana da sempre e purtroppo sembra quasi che non ne possiamo fare a meno … Questo materiale sintetico derivato dal petrolio ha sicuramente i suoi indiscutibili vantaggi ma come al solito l’uso incontrollato che l’uomo ne ha fatto lo ha reso molto nocivo per l’ambiente. Uno studio della Commissione Europea risalente al novembre del 2011 ha dimostrato che l’inquinamento provocato dalla plastica è ancora un problema rilevante per gli ecosistemi naturali specialmente per quelli marini, ma allo stesso tempo questa indagine ha messo in luce una diminuzione nella produzione industriale di oggetti fatti da questo materiale. Nei paesi ad economia emergente l’utilizzo di questi manufatti altamente inquinanti rimane ancora a livelli sostenuti e di conseguenza anche la loro realizzazione è molto richiesta. Il loro smaltimento invece presenta davvero grandi difficoltà e nodi da sciogliere. Nell’Unione Europea invece la gestione dei rifiuti di plastica è basata soprattutto sul riciclo e sui processi di conversione in energia anche se molto ancora resta da fare.

La plastica presenta una peculiare caratteristica intrinseca: la durevolezza che ne rende più complicato lo smaltimento, questo aspetto unito alla mentalità dell’usa e getta dei decenni passati non ha fatto altro che aumentare i quantitativi di materiale plastico da smaltire. Non possono essere fatte stime realistiche e affidabili sulla quantità di rifiuti di plastica che inquinano il nostro pianeta e questa amara considerazione è particolarmente vera se si considera la contaminazione dei nostri mari ed oceani. Infatti nell’ambiente marino sono presenti correnti sia orizzontali localizzate generalmente in superficie che verticali all’interno della colonna d’acqua. E’ necessario mettere appunto nuovi metodi di indagine che possano dare maggiori elementi per delineare un quadro più preciso della situazione ed è ciò che è stato fatto attraverso le linee guida standard per la sorveglianza delle acque con la convenzione di Oslo e Parigi per la Protezione dell’ambiente marino nel nord-est dell’Atlantico oppure con il Programma Ambientale delle Nazioni Unite. Il maggiore impatto dell’inquinamento della plastica negli ambienti marini si ha quando le specie viventi ingeriscono accidentalmente questi oggetti dell’industria umana. Un’altro problema è legato a quelle sostanze come il bi-fenolo A, gli ftalati e i ritardanti di fiamma che vengono aggiunti al materiale plastico per conferirgli delle specifiche caratteristiche e che hanno effetti negativi per la salute degli uomini e degli animali in particolar modo sul sistema endocrino. Recentemente anche alcuni monomeri tossici sono stati messi in relazione con lo sviluppo di malattie riproduttive e del cancro. Non sono ancora stati chiariti i particolari di questi effetti nocivi ma si ipotizza che la contaminazione biologica avvenga attraverso la catena alimentare dagli organismi marini fino all’uomo. Inoltre un ulteriore aspetto da considerare riguarda la capacità della plastica di attirare composti pericolosi come gli inquinanti organici persistenti (POPs) molto diffusi nell’ambiente marino. Questi contaminanti sono idrofobici e quindi persistono nell’acqua e possono essere trasportati dai rifiuti di plastica anche in ecosistemi più puliti.

Chiara Scamardella

Fonte articolo:        

ec.europa.eu/environment/…/pdf/IR1_en.pdf